2017

TRANSAT JACQUES VABRE

Nell'edizione della TJV 2017, regata transatlantica in doppio da Le Havre (Francia) a Salvador de Bahia (Brasile), insieme ad Andrea ci sarà Alberto Bona, esperto navigatore torinese con un palmares di tutto rispetto sia nell’offshore in equipaggio che nelle oceaniche in solitario, soprattutto nel circuito Mini.

La coppia, ribattezzata sui social #idueoceanici, naviga sul Class40 ITA55 Magalé.

Magalé è una barca con una storia di tutto rispetto: è stata progettata da Guillaume Verdier per Giovanni Soldini e per questo biennio gareggia con il nome di Enel Green Power.

 

Gli Official Partner del progetto sono Alfa Group, protagonista nel campo delle soluzioni informatiche e cybersecurity, lo studio legale Akran Intellectual Property e Credimi che si occupa di finanziamento a breve termine delle piccole e medie imprese. I Technical Partner sono: Slam per l’abbigliamento tecnico, Ubi Maior Italia per l’attrezzatura di coperta, Intermatica per i sistemi di comunicazione satellitare, Gottifredi Maffioli per cime e cavi, Garmin Marine per il sistema radar e la strumentazione di bordo.

 

Andrea porterà un po’ di spirito italiano in una disciplina pressoché dominata dagli skipper francesi e britannici, e lo farà nelle vesti di ambasciatore delle energie pulite.

 

In navigazione la barca invierà in tempo reale a terra i dati sulla produzione e sul consumo di energia, per definire la configurazione ottimale e dare modo ai tecnici di studiare e applicare le soluzioni più adeguate. L'obiettivo finale è quello di attraversare l'oceano utilizzando le fonti di energia rinnovabile per la ricarica delle batterie di bordo e non lasciare traccia di combustibili fossili.
 

Il primo appuntamento è il 20 settembre a Parigi con la presentazione ufficiale della gara chiamata anche La Route du Café poiché ripercorre l’antica rotta commerciale dei clipper carichi di caffè.

Questa edizione 2017 prende il via il 5 novembre da Le Havre (Normandia) con arrivo a Salvador De Bahia, in Brasile, per un totale di 4.350 miglia.

 

"Come in ogni viaggio, anche in questo progetto ogni arrivo è un nuovo punto di partenza. Per me partecipare alla Jacques Vabre è il coronamento di un percorso lungo, fatto di momenti di difficoltà e di soddisfazione e reso possibile anche grazie all’enorme lavoro del team che man mano si è consolidato e rafforzato. Una grande ricompensa, dunque, per non aver mai mollato e al contempo l’inizio di una nuova avventura che speriamo ci porti lontano. Certamente sento la responsabilità nei confronti di tutti coloro che hanno creduto in me e nel progetto: Enel Green Power, tutti i partner e il mio team. Come sempre, darò il massimo per ripagare la loro fiducia e sono contento di farlo con Alberto con cui stiamo raggiungendo un’ottima intesa."

 

Il percorso transoceanico da Nord a Sud è più complesso di una semplice traversata da Est a Ovest. Gli equipaggi devono fare scelte tattiche e prendere decisioni strategiche importanti, avere ottime competenze meteo, condizioni fisiche ottime per mantenere alta la velocità negli Alisei e una buona dose di pazienza al momento di passare l’Equatore.

Attraversando l’insidioso Pot-au-Noir, dove persiste un'area di basse pressioni formata dalla convergenza di masse di aria calda e umida portate dagli Alisei, si passa dal freddo del Nord Atlantico al caldo subtropicale del Brasile. Questo può creare zone di vento molto forte ma anche aree di bonaccia, il vero incubo degli skipper.

 

Purtroppo, Andrea e Alberto sono stati costretti a ritirarsi per lo scontro con un Unidentified Floating Object. Un UFO che li ha costretti a fare rotta verso il Portogallo: i danni al timone hanno poi obbligato i due velisti italiani al ritiro.

 

"Stiamo navigando bene, barca in equilibrio e veloce, morale alto, andiamo alla grande, siamo in pieno in regata, nel gruppo dei primi. Poi sentiamo un colpo, sordo e forte, e ci rendiamo conto immediatamente che non è uno dei mille rumori della barca, ma diverso da tutti gli altri. Abbiamo un attimo per capire cosa è successo, cosa fare e come farlo. Le emozioni vengono dopo: prima bisogna concentrarsi sulle manovre per mettere in sicurezza la barca, tappare la falla ed evitare di perdere il timone. Poi ti arrabbi, tanto, perché anche se si sa che il mare è pieno di plastica, oggetti, schifezze di ogni genere che abbiamo messo noi, quando ci sbatti contro sul serio e in prima persona ti rendi conto che parlarne, sensibilizzare, agire non è mai abbastanza. Non si può abbassare la guardia perché, come le onde, tutto quel che facciamo ci torna contro. Sarà il destino, il fato, la natura. Però la paghiamo noi e non capisco come si possa non capire un concetto così semplice."
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